• 18/05/2024

Aequilibria punta sul carbon management

 Aequilibria punta sul carbon management

Daniele Pernigotti

A Marghera, Aequilibria SRL è una società di consulenza ambientale che è diventata leader a livello internazionale sul carbon management

 

Il Green Deal Europeo prevede il taglio delle emissioni di gas serra del 55 per cento entro il 2030. Ecco perché le aziende, anche per essere più competitive, vogliono comunicare il proprio impegno a favore della riduzione di emissioni di CO2. Il valore che riassume le emissioni di CO2 generate durante il ciclo di vita di un prodotto è conosciuto come Carbon Footprint di Prodotto o più semplicemente CFP.

Ma se da una parte il mercato spinge sul quantificare le emissioni di CO2 e sulla gestione e organizzazione di politiche ambientali ben precise, spesso le aziende forniscono immagini ingannevoli affermando che le loro attività hanno impatti positivi sui cambiamenti climatici e sono sostenibili anche se ciò non è scientificamente comprovato.

A Marghera, Aequilibria SRL è una società di consulenza ambientale che è diventata leader a livello internazionale sul carbon management. Il suo team, costituito in prevalenza da donne, è guidato da un Amministratore Unico, Daniele Pernigotti, esperto nel settore. Pernigotti, oltre a essere coordinatore del Comitato Tecnico Europeo del CEN sul Cambiamento Climatico (CEN/TC 467), riveste un ruolo importante e prestigioso come coordinatore internazionale del gruppo ISO che ha sviluppato la ISO 14067. Aver guidato in prima persona lo sviluppo di questa importante norma gli ha consentito di applicarla in corso d’opera con una serie di casi studio e arricchendo quindi le sue esperienze che diventano Sapere.

Proprio alla luce della sua conoscenza su questo settore, gli chiediamo come è possibile non cadere nella trappola delle tinteggiate di verde ovvero del greenwhasing che si verifica proprio quando vengono dichiarate delle cose senza che queste vengano supportate da dati oggettivi.

“Per agevolare un’economia a basso contenuto di carbonio si deve quantificare l’impronta climatica di un prodotto (CFP). Questa è la prima tappa fondamentale per concretizzare l’impegno delle realtà che vogliono ridurre le emissioni gas serra. Contemporaneamente anche la comunicazione CFP, aumenta la consapevolezza da parte dei consumatori sulle conseguenze delle proprie scelte. Applicare la CFP significa quantificare le emissioni dell’intero ciclo di vita del prodotto”.

Cosa si intende per Carbon Management e perché è importante per Aequilibria?

“Ciascuna azienda oltre a gestire la produzione o i processi che riguardano il personale o la catena degli acquisti e forniture, dovrebbe iniziare subito a gestire le emissioni di CO2. Fino a oggi i combustibili fossili hanno rappresentato un costo collegato al consumo, ma ora è diventato anche un costo che incide sulle emissioni di CO2 che questo consumo genera. In Europa esiste l’ETS che è un sistema regolamentato che raccoglie più di diecimila aziende in cui ogni tonnellata di CO2 emessa oltre i limiti stabiliti, ha un costo che arriva anche ai 100 euro.

Per questo motivo l’ETS è passato dalle funzioni tecniche ai consigli di amministrazione e quindi ai bilanci aziendali. E questa esperienza è desinata rapidamente ad allargare il proprio raggio anche nelle realtà aziendali che non sono in ETS”.

Ma quali sono i tempi e costi che un’organizzazione deve sostenere per misurare la propria Carbon Footprint?

“Bisogna come prima cosa comprendere la complessità del ciclo produttivo di un prodotto o dell’organizzazione aziendale. II lavoro in genere dura parecchi mesi, ma soprattutto implica convinzione da parte dell’azienda di intraprendere un percosso di valore. La Carbon Footprint è oggi in una fase di grande espansione e purtroppo anche nel settore consulenziale ci sono soggetti che non sono così preparati come invece dicono di essere. Il rischio è quello di costruire un percorso fumoso, poco concreto e dai risultati discutibili”.

Ma il nodo cruciale è come evitare il greenwhasing?

“La norma per la verifica delle Carbon Footprint è la ISO 14064-3 che spiega come devono essere fatte le verifiche e la validazione. Si tratta della norma usata dagli enti di verifica che sono coinvolti perché sono loro a confermare che il dato di emissione di gas ad effetto serra di un prodotto o di un’organizzazione sia veramente corretto”.

Chi autorizza nel nostro Paese i verificatori a fare queste attività di controllo?

“Nel nostro Paese l’ente di accreditamento è ACCREDIA, che conferma la competenza e l’imparzialità dei verificatori, i quali rilasciano un attestato attraverso cui poi è possibile richiedere la registrazione nel programma Carbon Footprint Italy (CFI). Tutti i paesi a livello europeo hanno degli enti di accreditamento, che effettuano tra loro dei controlli incrociati (le peer evaluation). È così che il sistema di controllo nazionale viene riconosciuto anche dagli altri paesi. La Carbon Footprint Italy consente il rilascio di marchi relativi al prodotto, le organizzazioni, la riduzione delle emissioni e di Carbon Neutrality.”

Pernigotti inoltre menziona un’iniziativa lanciata lo scorso 15 giugno che si chiama “Voci per il clima” di cui fa parte attiva e ci spiega che si tratta di un network promosso da Greenpeace che vuole favorire la circolazione dei saperi sulla crisi climatica. Sono circa 60 le personalità appartenenti al mondo della scienza, dell’imprenditoria, della comunicazione, dell’arte e dell’attivismo che si sono unite per contribuire ad aumentare la conoscenza sulla crisi climatica e la lotta al greenwashing.

Oggi è il principio della Responsabilità che deve sollecitare sempre più realtà ad adottare misure volontarie di misurazione delle emissioni per ridurre, prima dell’arrivo di norme cogenti.

Quanto alla formazione anche questa assume un ruolo strategico e indispensabile perché è uno strumento potente, utile non solo a comprendere le implicazioni in termini di CO2, ma anche per fornire linee guida, strumenti e risposte e soprattutto chiarezza alle aziende che intendono intraprendere un percorso con il piede giusto. Introdurre la Carbon Footprint di un prodotto in azienda, significa far comprendere quali sono le fasi più critiche e quindi quali sono le misure possibili per attuare efficaci interventi di riduzione delle stesse.

Per questo Aequilibria, offre un catalogo di corsi sempre flessibili e attenti a fornire risposte concrete e adeguate a ciascuna azienda che intende intraprendere una sfida molto importante per la transizione climatica e per il benessere di tutti.

“Progettiamo e realizziamo le nostre attività formative e informative come momenti di scambio e partecipazione e non come dei semplici momenti frontali di trasferimento di contenuti “- evidenzia Pernigotti.

“Con la formazione Aequilibria vuole anche favorire lo scambio di conoscenze internazionali e di esperienze locali con lo sguardo sempre protratto in avanti perché, come diceva Einstein “La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”.

Per approfondimenti su Aequilibria

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Roberta Lazzarini

Storica, specialista in gestione della conoscenza, divulgazione e comunicazione ambientale

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