• 19/06/2024

Import-export dei primi 9 mesi del 2022 a Venezia e Rovigo: export a +29,1% e import a +96,5% sul 2021

 Import-export dei primi 9 mesi del 2022 a Venezia e Rovigo: export a +29,1% e import a +96,5% sul 2021

Continua la tendenza di crescita di esportazioni e importazioni a Venezia e Rovigo

Il saldo import-export rimane negativo per l’area di Venezia Rovigo (-6,1 miliardi di euro). Forte incidenza delle importazioni di gas naturale nel rodigino

Continua la tendenza di crescita di esportazioni ed importazioni a Venezia e Rovigo nei primi nove mesi del 2022. Trend già rilevato anche nel primo semestre dell’anno. Le esportazioni crescono, rispetto allo stesso periodo del 2021, del 29,1% (+37% sul 2019) e si stabiliscono sul valore assoluto di 6,5 miliardi di euro, 1,7 miliardi di euro in più rispetto al periodo pre-Covid. Il dato di incremento dell’export delle due province si stabilisce sopra la media regionale sia rispetto al terzo trimestre 2021 (+17,5%) che rispetto al terzo trimestre 2019 (+21,2%), raggiungendo il 10,8% dell’export del Veneto.

Crescono anche le importazioni locali che raggiungono quota 12,6 miliardi di euro (+96,5% sul  2021 e +94% sul  2019), condizionate pesantemente dagli aumenti del valore degli approvvigionamenti di gas naturale nel rodigino. Il pesante impatto della crescita dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime è confermato dal dato relativo all’import veneto che cresce del +39,4% in valore sul 2021 a fronte di un aumento delle quantità acquistate solo del 4,7% (disponibili esclusivamente i dati a livello regionale).

Venezia e Rovigo assieme rappresentano, nel terzo trimestre 2022, il 23,5% dell’import regionale; seconde solo alla provincia di Verona.

Continuano, inoltre, le ripercussioni del conflitto ucraino sull’economia veneziana e, in particolare, su quella polesana.

VENEZIA

Nonostante il perdurare della crisi economica, conseguente alla fase pandemica ed alla guerra in Ucraina, la provincia di Venezia ha esportato oltre 5,1 miliardi di euro di beni nei primi nove mesi del 2022 con un aumento di 1,3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2021, segnando un buon +34,5% sul  2021 (+39,8% rispetto al  2019).

Crescono tutti i settori con vocazione all’esportazione, trainati dal calzaturiero che cresce del 28,1%. Si consolidano le esportazioni verso i mercati tradizionali: Francia (+38,5%), Stati Uniti (+11,6%), Germania (+5,8%) e Belgio (+58,3%). Calano, invece, le esportazioni del calzaturiero verso Paesi Bassi (-22,2%), Hong Kong (-4,3%), Cina (-13,2%) e Giappone (-4,3%).

Seconda voce dell’export provinciale veneziano sono le bevande (+15,8% sul terzo trimestre 2021).

Crescono con percentuali a tre cifre:

  • I prodotti petroliferi raffinati con un +172,9% ed un aumento assoluto di 217 milioni di euro (importanti gli aumenti verso Austria +170,7%, Paesi Bassi +70,6%, Stati Uniti +2.485.879,3%, Germania +68,8%);
  • Gli aeromobili e veicoli spaziali con un +256,6% rispetto al 2021 e un aumento in valore assoluto di 203 milioni di euro, legato principalmente all’incremento delle vendite verso il Qatar.

Cresce, infine, del 16,1% sul 2021 anche la voce metalli di base preziosi, prevalentemente per i risultati conseguiti dai flussi in uscita verso la Germania (+52%) e la Polonia (+261,7%). Positivi anche il settore moda (+20,6%), il comparto del vetro e dei prodotti in vetro (+47,9%) e le apparecchiature per l’illuminazione (+9%).

Il 69,7% delle esportazioni è rivolto verso il continente europeo, in crescita del 27,3% rispetto al 2021. Seguono Asia (13,9% dell’export della provincia), America (13%), Oceania e altri territori (2,3%), Africa (1%). Si registrano variazioni positive per le esportazioni verso quasi tutte le aree tranne l’Africa (-2,2% rispetto ai primi 9 mesi del 2021). Il principale mercato di sbocco UE è la Francia che assorbe il 15,3% delle esportazioni, in larga parte attribuibili al settore calzaturiero. Invece, il principale mercato di sbocco extra UE sono gli Stati Uniti che acquistano dall’area veneziana: bevande, calzature, macchine per impieghi speciali e prodotti petroliferi raffinati. Crescono le esportazioni verso il Qatar e la Russia, trainate dal settore aeromobili e veicoli spaziali. Diminuisce l’export verso la Cina (-14,3% rispetto al 2021) per il perdurare della crisi pandemica nel Paese orientale.

Tra le importazioni la voce che pesa di più è sicuramente l’importazione di prodotti petroliferi raffinati, che si attesta al 20,3% dell’import provinciale con un +39,1% di crescita rispetto ai primi nove mesi del 2021. Ciò è chiaramente da imputare all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e delle materie prime in generale, causato dal conflitto russo-ucraino. Venezia importa principalmente dall’Arabia Saudita, primo fornitore, e dalla Russia, secondo fornitore. Seguono al terzo posto la Turchia ed al quarto la Slovenia, che aumentano le loro quote, segno di come le importazioni energetiche si stiano diversificando rispetto agli assetti pre-conflitto.

Aumentano anche le importazioni in altri settori fondamentali per il territorio veneziano, quali:

  • Prodotti chimici (+82,4%), in particolare da Austria, Cina, Turchia, Francia e Germania;
  • Articoli di abbigliamento (+39,1%) da Bangladesh, Cina ed India;
  • Altri prodotti chimici (+54,3%);
  • Olii e grassi vegetali e animali (+157,4%);
  • Pasta-carta, carta e cartone (+71,3%);
  • Prodotti di colture agricole non permanenti (+154,6%)
  • Prodotti della siderurgia (+55,5%) con la Russia come principale fornitore.

L’area da cui si registrano le maggiori importazioni è l’Europa (64,7% del valore complessivo), con la Germania primo paese per l’import locale (9,6% di contribuzione sul valore complessivo). In forte aumento le importazioni provenienti dall’Asia (28,8%) costituite principalmente da prodotti energetici, materie prime ed articoli di abbigliamento. Il secondo mercato di riferimento per la provincia di Venezia è, infatti, la Cina dalla quale vengono acquistati prodotti chimici di base, motori, generatori e trasformatori elettrici.

ROVIGO

Recuperano del 12,5%, rispetto al  2021, e del 27,5%, rispetto al periodo pre-pandemia, anche le esportazioni della provincia di Rovigo che in valori assoluti si attestano a 1,41 miliardi di euro. I maggiori aumenti a livello percentuale vengono registrati dai seguenti settori:

  • Settore chimico (+35,1% sul 2021 e +46,8% sul 2019);
  • Settore delle materie plastiche (+24,4% sul 2021 e +69,8% sul 2019);
  • Settore della lavorazione dei metalli (+74,4% sul 2021 e +93,8% sul 2019).

Registra segno meno, invece, il settore farmaceutico (-30,1% sul 2021 e -43,4% sul 2019) protagonista delle esportazioni polesane nel 2020.

Le materie plastiche si confermano il settore che più contribuisce all’export della provincia di Rovigo in termini assoluti, ritagliandosi una fetta dell’11,1% sul totale delle esportazioni. Aumentano, sia rispetto al 2021 che al 2019, i flussi verso Germania (+19,4% sul 2021 e +65,1% sul 2019) e Francia (+26,1% sul 2021 e +54,9% sul 2019). Crescono anche i flussi in esportazione dei prodotti chimici di base, in particolare, verso Germania, Croazia e Slovenia.

Crescono del 211,6%, rispetto al 2021, tubi, condotti e profilati (+174% sul 2019), che tradotto in valori assoluti sono 74,1 milioni di euro in più. L’esportazione di questi prodotti è cresciuta in particolar modo verso Paesi quali Messico (+1.140,8%), Emirati Arabi Uniti (+5.695,7%) ed Angola (+170,8%).

Sono altalenanti, invece, i dati del settore macchine per l’agricoltura e la silvicoltura che registrano un calo del 17,2% rispetto al 2021, (perdita di quasi 15 milioni di euro), e i prodotti di colture agricole non permanenti che perdono l’8,5% rispetto al 2021. Diminuiscono anche gli strumenti e forniture mediche e dentistiche del 48,8% in confronto al 2021, con una perdita assoluta superiore a 24,4 milioni di euro.

Si segnala, infine, la variazione negativa nei valori delle esportazioni delle bevande (-10,7% sul 2021 e -6,8% sul 2019), causata dal decremento dei flussi verso la Francia (-11,3% sul 2021 e -7,5% sul 2019).

L’Europa è il principale canale di sbocco delle esportazioni rodigine, con il 78,1% della quota sul totale dell’export; primo paese in assoluto è la Germania con una crescita del +17,1% sul 2021 e del +44,2% sul 2019. Secondo partner commerciale di Rovigo e provincia è la Francia; mentre al terzo posto troviamo gli Stati Uniti. Le esportazioni verso l’America, principale continente extra UE per l’export polesano, si aggirano attorno al 9,6% del valore complessivo, in deciso aumento anche rispetto al periodo pre-pandemia (+38,6%). Riguardo agli altri continenti, i flussi verso l’Asia costituiscono il 9,4% del totale locale, quelli verso l’Africa il 2,3% e quelli verso l’Oceania e altri territori lo 0,6%.

I flussi provinciali in importazione ammontano ad un totale di oltre 6,3 miliardi di euro e crescono del 206,6% rispetto al terzo trimestre 2021 e del 156,6% rispetto al medesimo periodo del 2019. Il 79,1% delle quote di import è occupato dal gas naturale, che da solo si attesta su un valore di 4,98 miliardi di euro, in crescita del 366,5% sul 2021 e del 382,4% rispetto al 2019 (+3,9 miliardi di euro sul 2021).

Questi valori sono collegati alla presenza del terminale Adriatic LNG, impianto che si trova al largo di Porto Levante, nell’alto Mare Adriatico, e che ha un’attuale capacità di rigassificazione di 8 miliardi di metri cubi annui, corrispondenti a circa il 10% del fabbisogno nazionale di gas naturale.

Al riguardo, aumentano esponenzialmente i valori delle importazioni dal Qatar (+269,6% sul 2021 e +293,1% sul 2019, per un valore di oltre 3,48 miliardi di euro, il 100% delle importazioni italiane di gas naturale qatariota), dagli Stati Uniti (+814,5% sul 2021 e un valore complessivo di 833,6 milioni di euro), dalla Russia (per un importo di quasi 189,7 milioni di euro, valore stazionario rispetto al trimestre precedente), dalla Norvegia (per un importo di 108,3 milioni di euro), dalla Guinea Equatoriale (per un ammontare di 104,3 milioni di euro) e da Trinidad e Tobago (per un ammontare di 101,1 milioni di euro).

Aumentano anche le importazioni di:

  • Prodotti chimici di base (+29% sul 2021 e +54,8% sul 2019)
  • Apparecchi per le telecomunicazioni (+248,3 sul 2021 e +69,2% sul 2020)
  • Animali vivi e prodotti di origine animale (+56,7% sul 2021 e +75% sul 2019)
  • Prodotti della siderurgia (+93,8% sul 2021 e +86,2% sul 2019) attribuibili al comparto edilizia ed all’aumento delle ristrutturazioni incentivate.

L’area geografica di maggior importazione per il rodigino è l’Asia che assorbe il 57,3% del valore complessivo dell’import per effetto delle importazioni di gas naturale dal Qatar (+258,6% sul 2021 e +284,2% sul 2019). Dall’Europa proviene, invece, il 23,4% delle importazioni (+72,9% sul 2021 e +12,9% sul 2019). Crescono di molto anche le importazioni provenienti dal continente americano (+670,4% sul 2021 e +443,3% sul 2019) sempre per effetto degli approvvigionamenti energetici, in particolare da Stati Uniti e Trinidad e Tobago.

FOCUS ENERGIA: ANALISI DEI FLUSSI IMPORT DI BENI ENERGETICI A LIVELLO NAZIONALE

 La prima voce relativa all’import italiano nel 2022 sono le importazioni di gas naturale, per un importo totale di 48,14 miliardi di euro (+282,8 sullo stesso periodo del 2021). Tuttavia, a fronte di un valore di import maggiore, diminuiscono dello 0,4% le quantità importate rispetto all’anno precedente. Le principali cause della diminuzione delle importazioni di gas naturale sono:

  • il conflitto russo-ucraino
  • le speculazioni sui prezzi
  • la necessità di importare gas naturale liquefatto ad un prezzo superiore.

Le maggiori importazioni di gas provengono dalla Russia che si attestano a 12,27 miliardi di euro e occupano il 25,5% del valore dell’import di gas naturale. La diminuzione della quantità di gas importata, dovuta alle sanzioni economiche alla Russia, ha prodotto la diversificazione dei mercati di approvvigionamento. L’Italia importa gas naturale da Algeria, Azerbaijan, Norvegia, Stati Uniti, Qatar, Paesi Bassi, Libia, Trinidad e Tobago, Guinea Equatoriale, Oman, Repubblica Dominicana e Angola.

Il petrolio, invece, è la terza voce dell’import italiano in termini di valore (32,8 miliardi di euro, +90,6% sul 2021) mentre la prima voce per quantità con 46,4 milioni di tonnellate (+11% sul 2021). Il 19,4% della quantità arriva dalla Russia (+157,3% sul 2021). A tal proposito si ricorda che l’embargo nell’importazione di petrolio russo in Unione Europea è partito a dicembre 2022 per cui gli effetti di questa misura si vedranno nei prossimi mesi.

Aumentano in valore e diminuiscono in quantità i flussi di petrolio greggio dall’Azerbaijan, dalla Libia, dall’Arabia Saudita e dalla Nigeria. Aumentano invece sia negli importi che nei quantitativi gli approvvigionamenti dalla Russia, dall’Iraq, dagli Stati Uniti, dal Kazakhstan e dall’Angola.

Al terzo trimestre 2022 l’Italia ha acquistato dall’estero prodotti petroliferi raffinati per un volume superiore a 12,6 milioni di tonnellate, in calo del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2021, a fronte di un controvalore di poco inferiore a 11 miliardi di euro, in crescita tendenziale dell’83,4%.

I prodotti petroliferi raffinati costituiscono l’undicesima voce per valore e la sesta voce per quantità delle importazioni nazionali.

È possibile scaricare il Dossier completo sui dati import/export di Venezia e Rovigo al seguente link: https://www.dl.camcom.it/dati-economici-e-statistici/statistica/studi-e-pubblicazioni/commercio-estero

Da Ufficio Stampa Camera di Commercio Venezia Rovigo

Leggi altre notizie dalla sezione Economia del Veneto

Redazione

Leggi gli ultimi contenuti pubblicati anche sulla nostra testata nazionale https://www.italiaeconomy.it

ADV

Leggi anche