• 13/07/2024

San Servolo: sostenibilità oltre il risparmio energetico

 San Servolo: sostenibilità oltre il risparmio energetico

Il restauro dell’isola di San Servolo costituisce uno degli interventi più complessi e impegnativi tra quelli portati a termine dalla Città Metropolitana di Venezia. Ne abbiamo parlato con Simone Cason, amministratore unico di San Servolo srl Servizi Metropolitani di Venezia

San Servolo era l’isola dei matti. Prima sede monastica e poi ospedale per malati mentali fino al 1978, quando la riforma della psichiatria ha portato alla chiusura dell’ospedale. Oggi l’isola, a pochi minuti di vaporetto da piazza San Marco a Venezia, ha resistito alla cementificazione diventando un centro congressuale, culturale e di formazione, un laboratorio di rigenerazione urbana e uno spazio verde al servizio della comunità.

Simone Cason, come è nato il progetto di restauro dell’isola di San Servolo?

«Il progetto di restauro dell’isola è iniziato ben prima del mio arrivo come amministratore unico della società San Servolo e nasce dalla volontà della Città Metropolitana di Venezia di dare una seconda vita all’isola che ha ospitato un grande ospedale psichiatrico prima della legge Basaglia, trasformandola in un polo culturale e di attrazione per Venezia, ampliando l’offerta già presente in città».

VENETO ECONOMY - San Servolo: sostenibilità oltre il risparmio energetico
Simone Cason

Quali sono le particolari innovazioni tecniche o metodologiche utilizzate?

«Il restauro dell’isola è stato eseguito seguendo metodi tradizionali. La vera innovazione risiede nell’installazione dei pannelli fotovoltaici: San Servolo è diventata il primo avamposto nella laguna veneziana a utilizzare questa tecnologia. Questa scelta ha permesso di rendere l’isola parzialmente autosufficiente dal punto di vista energetico, riducendo la dipendenza dalla terraferma.

La collaborazione con la Soprintendenza, il Comune e la Città Metropolitana è stata cruciale per superare le restrizioni precedenti e aprire la strada a ulteriori progetti simili. Oggi, grazie a San Servolo, anche altri enti e privati stanno seguendo questa strada verso l’autosufficienza energetica. San Servolo è stata quindi apripista nel concetto di cultura del suolo energetico e di autosufficienza».

Quanto è importante la sostenibilità per San Servolo?

«La sostenibilità è fondamentale per San Servolo e per l’intera area lagunare di Venezia. La città storica e le sue isole si sorreggono su un equilibrio molto delicato, protetto da una legge speciale dello Stato. Senza un progetto sostenibile che comprenda la salvaguardia ambientale e il risparmio energetico, rischiamo di perdere questo patrimonio unico.

La sostenibilità va oltre il semplice risparmio energetico: include la riduzione dei cablaggi nuovi, il minimizzare l’uso di imbarcazioni per il trasporto di generatori e l’installazione di pannelli fotovoltaici carrabili sul lastricato del selciato e le pavimentazioni esterne dei marciapiedi. Queste azioni rendono San Servolo autosufficiente e minimizzano l’impatto ambientale e visivo».

Qual è stato l’impatto sulla comunità?

«Inizialmente, c’è stato un po’ di stupore. Essendo il primo avamposto dotato di pannelli fotovoltaici, la comunità locale non era abituata a vedere queste tecnologie. Tuttavia, per chi proveniva da città dove l’uso dei pannelli fotovoltaici è comune, è stata una piacevole sorpresa trovare questa tecnologia anche su un’isola veneziana. L’accoglienza è stata positiva e ha contribuito a sensibilizzare la comunità sull’importanza della sostenibilità».

VENETO ECONOMY - San Servolo: sostenibilità oltre il risparmio energeticoSan Servolo è un progetto che ha radici nel passato ma guarda al futuro. Come si conciliano questi due aspetti?

«Il passato è fondamentale per costruire un futuro migliore. L’isola di San Servolo ha una storia complessa, essendo stata un ospedale psichiatrico con pratiche che oggi sarebbero considerate inaccettabili. Da quel passato di chiusura, oggi l’isola è un contesto aperto e flessibile, un vero e proprio giardino fuori porta per Venezia.

Il nostro obiettivo è fare di San Servolo una città della cultura, con molteplici declinazioni: dall’istruzione universitaria con la Venice International University ai 180 convegni che ospitiamo ogni anno su differenti tematiche, dall’arte immersiva tridimensionale con il polo CSC Immersive Arts. A Center for the Expanded Moving Image, il centro internazionale di formazione, ricerca e produzione interamente dedicato ai linguaggi ed estetiche XR, alla cultura culinaria.

Questo passaggio da un luogo chiuso e dedicato alla cura a un centro di eccellenza aperto alla collettività, sia locale che internazionale, rappresenta un’evoluzione significativa che valorizza il patrimonio storico e guarda al futuro con innovazione e sostenibilità».

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Simona Savoldi

Giornalista e addetta stampa

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