• 03/03/2024

L’evoluzione delle professioni: Galimberti

 L’evoluzione delle professioni: Galimberti

Faustini – Galimberti – LImoni

L’evoluzione delle professioni: se ne è parlato con il filosofo Galimberti

Architetti e Ingegneri di Verona si interrogano sull’evoluzione delle professioni partendo da una lectio magistralis del celebre filosofo

La tecnica non è più un mezzo a disposizione dell’uomo ma è il mondo in cui viviamo. “L’uomo con la tecnica subisce una trasformazione di cui siamo scarsamente consapevoli perché continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri della funzionalità e dell’efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell’uomo alle esigenze dell’apparato tecnico”.

Da questo concetto il filosofo Umberto Galimberti ha sviluppato la sua lectio magistralis in occasione dell’evento “I 100 anni degli Ingegneri e degli Architetti”, nella sede dell’Ordine degli Architetti scaligeri.

Continua Galimberti: “Per effetto di questa inconsapevolezza, l’uomo si muove, nell’età della tecnica, ancora con i tratti tipici dell’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee proprie e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva.

L’età della tecnica ha abolito questo scenario “umanistico”, perché la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità.

La tecnica funziona, e siccome il suo funzionamento diventa planetario, questa conferenza si propone di rivedere i concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si nutriva l’età umanistica e che ora, nell’età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati dalle radici”.

“La tecnica –afferma Matteo Faustini presidente dell’Ordine degli Architetti di Verona – è sempre stata parte integrante della storia dell’uomo. Fin dalle origini, l’uomo ha sviluppato strumenti e tecniche per migliorare le proprie condizioni di vita e per adattarsi all’ambiente.

Nel corso dei secoli, la tecnica ha avuto un’evoluzione esponenziale, che ha portato allo sviluppo di nuove tecnologie sempre più sofisticate, si pensi all’intelligenza artificiale.

Questa evoluzione ha avuto un impatto profondo sulla vita dell’uomo, cambiando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, ci informiamo e ci relazioniamo con gli altri. La tecnica può essere una risorsa preziosa per l’uomo, ma può anche diventare un rischio se non viene utilizzata in modo consapevole.

È importante che gli architetti, in quanto professionisti che si occupano della progettazione e della costruzione dell’ambiente costruito, siano consapevoli dei potenziali rischi e benefici della tecnica.”

“Siamo molto attenti e sensibili a tutto ciò che influisce sull’evoluzione della professione e per questo abbiamo voluto concludere gli eventi celebrativi dei cento anni dalla costituzione degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti veronesi con un incontro di grande interesse come la lectio magistralis di Umberto Galimberti.

Nel progresso, la tecnica riveste un’importanza fondamentale, che può migliorare alcuni aspetti della vita dell’uomo, ma che apre a una critica riflessione su una sua regolamentazione e sul ruolo dell’uomo. Un esempio è l’intelligenza artificiale.

Le nostre stesse professioni intellettuali possono rischiare di essere sopraffatte dallo stesso sviluppo tecnologico di cui siamo attori, omologando la professione, togliendone la creatività e l’anima, per rincorre solo cosa è più efficace ed efficiente. Si pone quindi una riflessione etica che coinvolge anche le nostre categorie”, evidenzia Matteo Limoni, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia.

Galimberti evidenzia che, mentre nell’età pre-tecnologica era possibile riconoscere l’identità di un individuo dalle sue azioni, perché queste erano lette come manifestazioni della sua anima, a suo volere intesa come soggetto decisionale, oggi le azioni dell’individuo non sono più leggibili come espressioni della sua identità, ma come possibilità calcolate dell’apparato tecnico, che non solo le prevede, ma addirittura le prescrive nella forma della loro esecuzione.

Eseguendole, il soggetto non rivela la sua identità, ma quella dell’apparato, all’interno del quale l’identità personale si risolve in pura e semplice funzionalità. A questo punto la domanda: se l’uomo non esiste a prescindere da ciò che fa, che cosa diventa l’uomo nell’orizzonte della sperimentazione illimitata e della manipolazione infinita dischiusa dalla tecnica? Per rispondere è necessario superare la persuasione ingenua secondo cui la natura umana è un che di stabile che resta incontaminato e intatto qualunque cosa l’uomo faccia.

 

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Redazione

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