• 03/03/2024

Ogyre ripulisce il mare dalla plastica

 Ogyre ripulisce il mare dalla plastica

Grazie al fishing for litter, ovvero la raccolta di rifiuti nel mare durante le attività di pesca, Ogyre, start up italiana nata nel 2021 mira a preservare gli ambienti marini

Intervista ad Antonio Augeri e Andrea Faldella
fondatori di Ogyre

Un recente studio stima che siano oltre 170 migliaia di miliardi i frammenti di plastica che sovrastano la superficie dei nostri oceani. La plastica, tuttavia, non si limita a inquinare i mari, entra anche nel sistema digerente di moltissimi animali marini. Ogyre (sito web) nasce con l’obiettivo di preservare gli ambienti marini, proteggerne la biodiversità e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della sostenibilità ambientale.

Dalla sua nascita a oggi, è riuscita a raccogliere oltre 410mila chili di pattumiera galleggiante. «Entro la fine del 2024, puntiamo a raggiungere la quota di 1,5 milioni di chili di rifiuti marini raccolti», ci dicono i founder Antonio Augeri e Andrea Faldella parlandoci dell’impatto sociale ed economico che Ogyre genera nei luoghi in cui opera. Per il futuro, l’obiettivo è duplice: aumentare ulteriormente la flotta e raggiungere nuovi Paesi, dove l’operato della start up potrebbe essere di importanza strategica.

Come nasce Ogyre e come si inserisce nel contesto della transizione ambientale? Qual è la sua mission?

Antonio: «Ogyre nasce dalla nostra profonda passione per il mare. Io sono surfista e Andrea è un velista amante anche delle immersioni. L’ispirazione per fondare Ogyre è scaturita da un mio viaggio in Marocco, sulle coste del Sahara Occidentale.

Mentre ero sulla spiaggia di Dakhla, mi sono trovato a osservare le correnti oceaniche che stavano depositando tonnellate di rifiuti marini sulla costa. Questa inquietante realtà dell’inquinamento marino ha scatenato in me la voglia di fare qualcosa di concreto per affrontare l’urgenza di proteggere e preservare gli ambienti naturali. Al ritorno dal viaggio, ne ho così parlato con Andrea e da lì è nata l’intuizione comune che ha dato vita a Ogyre».

Andrea: «Ogyre si inserisce nel contesto della transizione ambientale agendo come una risposta diretta all’inquinamento marino. La nostra start up si basa sulla pratica del fishing for litter, un metodo che coinvolge attivamente i pescatori nella raccolta di rifiuti marini.

Il nostro approccio è unico, perché non solo contribuiamo a ripulire i mari dai rifiuti, ma promuoviamo la sostenibilità coinvolgendo sia aziende che individui in un impegno comune, per proteggere i nostri mari. La mission di Ogyre è infatti quella di preservare gli ambienti marini, proteggere la biodiversità e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della sostenibilità ambientale».

Come funziona concretamente la raccolta dei rifiuti marini durante le attività di pesca? In quali aree è operativa Ogyre? Qual è stato sinora l’impatto delle sue attività in queste aree, in termini ambientali, economici e sociali?

Antonio: «Ogyre offre un incentivo economico ai pescatori, affinché si occupino del recupero dei rifiuti in mare e della loro corretta gestione, una volta riportati a terra. In Italia, la raccolta avviene durante le normali giornate di pesca, mentre in Brasile e in Indonesia, i pescatori si dedicano esclusivamente alla raccolta dei rifiuti, uscendo con piccole imbarcazioni di circa 5 metri e dirigendosi verso aree note per la presenza di spazzatura stagnante.

In queste aree del mondo, la collaborazione con Ogyre assume un’importanza particolare per i pescatori, in quanto le azioni di recupero non solo contribuiscono a migliorare l’ambiente marino, ma hanno anche un impatto diretto e positivo sulle comunità, dal punto di vista sociale. Il compenso che percepiscono per l’attività di raccolta dei rifiuti è pari a quello delle normali giornate di pesca, per questo si trovano spesso a trasformare questa iniziativa in un lavoro a tutti gli effetti da integrare con le tradizionali uscite in mare».

Andrea: «Nei Paesi in via di sviluppo, il flusso continuo di rifiuti ha trasformato paradisi naturali in discariche di plastica. Ė soprattutto qui che vediamo quanto possiamo essere di aiuto alla causa ambientale. Per fare un esempio concreto, nel corso di un solo anno, i nostri pescatori di Denpasar, in Indonesia, hanno notato miglioramenti significativi nelle condizioni della baia, inclusi segni di ripopolamento di granchi, una risorsa essenziale per la pesca locale.

Questi risultati indicano l’impatto positivo e multifattoriale delle attività di Ogyre, in termini ambientali, economici e sociali, nelle regioni in cui siamo operativi».

Chi può entrare in rete con Ogyre e partecipare al cambiamento e alla salvaguardia degli oceani?

Antonio: «Ci sono due modalità di ingaggio: per le singole persone e per le aziende. Le prime possono decidere di supportare il progetto con un contributo diretto, scegliendo una quantità di rifiuti marini che desiderano recuperare, partendo dal quantitativo minimo di un chilo.

L’utente può poi seguire la raccolta, passo dopo passo, sulla sua dashboard personale e vedere i risultati del proprio contributo in tempo reale. Le aziende possono, invece, dare vita insieme a Ogyre a vere e proprie campagne di raccolta di rifiuti marini, finalizzate al raggiungimento degli obiettivi aziendali, in termini di CSR, di Stakeholder Engagement e Product Marketing e di External o Internal Branding».

Andrea: «Oltre a questo, affianchiamo le aziende che collaborano con noi in tanti modi: come partner per la realizzazione di ricerche scientifiche insieme a istituzioni ed enti di ricerca; per organizzare eventi di team building pensati in ottica sostenibile, come ad esempio giornate di pulizia delle spiagge o piccole sessioni di fishing for litter di team, in kayak o canoa».

Ogyre attua anche azioni di sensibilizzazione sul tema della tutela del mondo marino, rivolte al pubblico e alle imprese: può illustrarci qualche progetto?

Antonio: «Un’operazione che ci ha riempito di orgoglio è stata quella con l’Acquario di Genova, con cui abbiamo sviluppato, nel mese di giugno, una campagna di sensibilizzazione e divulgazione rivolta al pubblico sul tema dell’inquinamento dei mari, che ha preso forma attraverso due iniziative.

Da un lato l’Acquario si è impegnato con Ogyre a ripulire dai mari una tonnellata di rifiuti marini, dall’altro abbiamo creato all’interno dei loro bellissimi spazi un’area espositiva, in cui è stato possibile informare i visitatori su questo progetto congiunto e aggiornarli in tempo reale sulle quantità raccolte, le aree interessate e i pescatori coinvolti. L’esposizione è rimasta per tutto il periodo estivo».

Andrea: «Da appassionato di vela, aggiungo anche che siamo molto orgogliosi di essere sustainability partner di Luna Rossa Prada Pirelli dal 2022. L’obiettivo con loro è quello di raccogliere 16 tonnellate di rifiuti marini entro la fine del 2024. Quest’anno, durante l’Ocean Month, a giugno, abbiamo avuto modo di organizzare, presso la loro base nel porto di Cagliari, un workshop creativo ideato per raccontare la circolarità in modo inusuale.

Abbiamo coinvolto Max Lamb, designer britannico noto per la sua attenzione all’utilizzo di materiali riciclati, per esplorare le possibilità creative e le soluzioni sostenibili offerte dal riutilizzo dei rifiuti. Partendo da alcuni materiali di scarto come vecchie vele di spinnaker, abbiamo ricavato sacche multiuso adatte anche alla pulizia delle spiagge. Prodotti, quindi, che non hanno solo un valore estetico, ma che valorizzano materiali altrimenti considerati rifiuti».

Le microplastiche sono tra i principali responsabili dell’inquinamento marino. Nel corso degli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente: quali le ragioni? Cosa fa Ogyre per combattere questo preoccupante fenomeno?

Antonio: «L’aumento esponenziale delle microplastiche negli oceani è dovuto a diversi fattori, tra cui l’incremento della produzione globale di plastica, la diffusione dell’uso di plastica monouso e lo smaltimento inadeguato dei rifiuti plastici. La plastica è, inoltre, soggetta a rottura e degradazione ambientale e questo contribuisce alla formazione di microplastiche. Queste particelle possono essere trasportate anche dall’atmosfera, depositandosi in oceani e terre remote. Tale fenomeno ha gravi ripercussioni sulla vita marina e può influire sulla salute umana attraverso la catena alimentare».

Andrea: «La gestione sostenibile dei rifiuti plastici e la riduzione dell’uso di plastica monouso sono cruciali per affrontare questo problema. Il fishing for litter, sostenuto da Ogyre, contribuisce a promuovere buone pratiche di pesca e una corretta raccolta differenziata a bordo e a terra».

Le attività di Ogyre sono certificate su blockchain: può dirci di più a riguardo?

Andrea: «La nostra piattaforma è su blockchain, ciò significa che ogni azione relativa al recupero e alla gestione dei rifiuti marini viene documentata in modo tracciabile e trasparente. La scelta di utilizzare la tecnologia blockchain garantisce che tutte le informazioni relative alla quantità di rifiuti pescati da Ogyre siano raccolte in un registro pubblico, universale e condiviso, rendendo impossibile la falsificazione, l’alterazione o la manipolazione dei dati».

Antonio: «Ogni operazione di recupero dei rifiuti marini viene accuratamente rendicontata all’interno della nostra piattaforma. Ogyre offre, inoltre, agli utenti un’area riservata dove possono seguire in tempo reale la raccolta. Chi contribuisce acquistando una quantità di rifiuti da raccogliere può quindi conoscere la zona in cui questi rifiuti sono stati ripescati e, allo stesso tempo, scoprire le storie dei pescatori che hanno partecipato all’attività. Questo approccio rende il coinvolgimento più trasparente e significativo».

 

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Founders Ogyre

 

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Beatrice Elerdini

Giornalista, SEO Copywriter, Autrice tv e web e consulente di comunicazione

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