• 13/07/2024

Rapporto PMI 2023: I dati del Veneto 

 Rapporto PMI 2023: I dati del Veneto 

Davide Piol Presidente Comitato Piccola Industria

Rapporto 2023 sulle PMI del Veneto. Si resiste agli shock, pur con segnali di rallentamento. Il Pnrr è fondamentale per la ripresa

È stato presentato il Rapporto Regionale PMI 2023, realizzato da Confindustria e Cerved in collaborazione con UniCredit, che approfondisce lo stato di salute delle piccole e medie imprese italiane da una prospettiva territoriale. Il rapporto analizza i conti economici delle circa 160mila PMI italiane, basandosi sui dati di consuntivo del bilancio 2021 e offrendo stime per il 2022, attraverso i modelli predittivi economico-finanziari di Cerved.

A livello generale, nonostante gli shock economici che si sono susseguiti, sul fronte dei conti economici si stima una sostanziale tenuta di fatturato (+2,4%), valore aggiunto (+1,4%) e MOL (+2,9%), che recuperano i livelli del 2019 (rispettivamente +9,1%, +8,7% e +14,9%).

Questi indicatori sono però accompagnati da evidenze meno incoraggianti, che suggeriscono una possibile inversione di tendenza nel prossimo biennio. I segnali di rallentamento sono più significativi nelle zone del Centro-Sud e lasciano ipotizzare un incremento del divario strutturale tra sistema produttivo settentrionale e meridionale.

«Questo è senza dubbio un momento complicato per le PMI italiane» commenta Davide Piol, Presidente Comitato Piccola Industria di Confindustria Veneto.

«Il persistere dell’inflazione sta spingendo la BCE a un continuo rialzo dei tassi, che si ripercuote sul costo dei finanziamenti alle imprese e, indirettamente, sul credito richiesto e su quello concesso, così come sugli investimenti.

L’andamento dei tassi d’interesse, con un costo del denaro che è divenuto repentinamente molto più caro, arrivando anche oltre il 4%, sta spiazzando la domanda delle imprese e ne è oggi la principale fonte di preoccupazione. L’aumento dei tassi rende infatti più tesa la loro situazione finanziaria, in un momento in cui escono già fortemente indebitate dalla crisi pandemica e da quelle generate dal caro energia e dal conflitto russo-ucraino. A fronte di queste difficoltà, aumentano anche le sfide per il futuro.

La duplice transizione, ormai ineludibile, richiede ingenti investimenti a tutti i livelli della filiera, così come competenze adeguate agli obiettivi. Tanto il mercato quanto regole sempre più stringenti impongono anche alle PMI un cambio nei propri processi, che a loro volta richiede più managerializzazione, più formazione e più investimenti. Per raggiungere questi obiettivi, il PNRR è un’opportunità storica.

Una prima occasione è rappresentata da REPowerEu: la priorità dovrebbe essere focalizzata su interventi da attuare con strumenti automatici, che possano, da un lato, sostenere le imprese ad affrontare i costi della trasformazione green e, dall’altro lato, favorire le condizioni di contesto a supporto di questo processo, tra cui gli investimenti in innovazione e digitale (credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo e piano Industria 5.0) e sulle competenze necessarie».

Dopo la contrazione pandemica del 2020, nel 2021 si osserva un ritorno alla crescita del numero di PMI in Italia. In base agli ultimi dati demografici, si stimano infatti 163.551 PMI nel 2021, il 4,2% in più rispetto al 2020 e il 2,3% in più rispetto al 2019. Nel 2021 viene così recuperato il calo dell’1,8% osservato nel 2020.

L’aumento delle PMI si manifesta in tutte le aree d’Italia. L’incremento più deciso si registra nel Mezzogiorno (+5,3%), che supera dell’1,1% la media nazionale. Nel 2021, la seconda area in termini di crescita è il Nord-Est (+4,5%), con il Veneto a +3,3%.

Secondo i dati analizzati, nel 2022 si stima per le PMI italiane un indice di redditività medio dell’11,4%, in calo di 6 decimi percentuali rispetto al 12% del 2021 ma comunque al di sopra del valore del 2019 (+0,6%).

Il Centro è la zona che soffre più, con una riduzione del ROE dell’1% (dall’11,4% del 2021 al 10,4% del 2022), seguito dal Mezzogiorno (-0,8%, dal 13% del 2021 al 12,2% del 2022). Le zone settentrionali invece contengono maggiormente il calo, con il Nord-Est che passa dal 12,5% del 2021 al 12,1% del 2022 e il Nord-Ovest dall’11,5% all’11,1% nel 2022.

Pur in una generale contrazione, aumentando il livello di dettaglio emerge un certo grado di eterogeneità, con vari territori che vanno in controtendenza e registrano un aumento del ROE nel 2022. La Valle d’Aosta cresce del 5,5% nel 2022 (dal 5,4% del 2021 al 10,9% nel 2022) e il Trentino-Alto Adige registra un +4% (dal 9,6% del 2021 al 13,6% del 2022). Le regioni che vanno peggio sono invece la Puglia (-3,9%, dal 15,8% del 2021 all’11,9% del 2022) e il Veneto (-1,7%; dal13,8% del 2021 al 12,1% del 2022).

Nel 2022 è stimato il primo rialzo del costo del debito delle PMI dal 2013, anche se ancora lontano dai livelli raggiunti nel 2008 (6,8%) e nello stesso 2013 (4,8%). In particolare, il rapporto tra oneri e debiti finanziari passa dal 2,8% del 2021 al 3,4% del 2022. La variabile risente fortemente del costante incremento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea (BCE) nell’ultimo anno, tutt’ora in corso.

 A livello di macroarea, il Mezzogiorno presenta il costo del debito maggiore (3,9%), con il Centro l’unica altra macroarea con un rapporto tra oneri e debiti finanziari superiore alla media nazionale (3,6%); Il Nord-Ovest si attesta infatti al 3,3%, mentre il Nord-Est al 3,2%.

Per quanto riguarda le regioni, Molise (4,7%) e Calabria (4,3%) presentano le percentuali più elevate; al contrario, il Trentino-Alto Adige è la regione in cui gli oneri finanziari pesano proporzionalmente di meno (3,1%).

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Redazione

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