• 15/04/2024

SMACT fa incontrare ricerca e impresa

 SMACT fa incontrare ricerca e impresa

SMACT, il Centro di Competenza Industria 4.0, offre consulenza e formazione alle aziende che vogliono aumentare il proprio potenziale innovativo 

SMACT è uno degli otto Centri di Competenza Industria 4.0 nati per favorire l’incontro tra ricerca e impresa. I soci fondatori di SMACT sono 8 università del Triveneto (Padova, Verona, Ca’ Foscari, IUAV, Trento, Bolzano, Udine e SISSA di Trieste), due enti di ricerca (l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Fondazione Bruno Kessler), la Camera di Commercio di Padova e 29 aziende private.

Il suo nome è l’acronimo delle cinque tecnologie di cui si occupa: Social Network, Mobile Platform & Apps, Analytics and Big Data, Cloud e Internet of Things.

Nel primo quadriennio di attività, forte di un finanziamento di 7 milioni dal MIMIT, ha costruito un network di cinque Live Demo sul territorio, arrivando a dimostrare oltre 30 casi pratici di implementazione tecnologica in diversi settori economici, ingaggiato oltre 7mila imprese nella sua opera di disseminazione, erogando oltre 70mila ore di formazione, 30 progetti strutturati di ricerca e sviluppo mobilitando oltre 6 milioni, e numerose consulenze ad hoc.

Abbiamo intervistato Matteo Faggin, direttore generale di SMACT.

Qual è il contributo che SMACT Competence Center può dare all’implementazione del Piano Industria 4.0 e come può inserirsi nella quotidianità delle piccole e medie imprese italiane che devono affrontare l’innovazione dei loro processi produttivi?

«Noi siamo una trazione del Piano 4.0 e siamo nati per permettere alle imprese di accedere alle competenze necessarie per il loro percorso di transizione digitale. L’allora governo investì molte risorse sullo svecchiamento del parco macchine, purché queste macchine fossero appunto 4.0, ossia capaci di generare dati. Dato che le imprese non avevano internamente le competenze per generare valore da quei dati, si è dato vita ai Competence Center.

Essi nascono per dare una risposta alle aziende meno strutturate, che hanno bisogno di sapere come possono migliorare i propri processi e prodotti e come possono fare economie sulla base di quei dati. Possiamo definirci come un compagno di strada para- istituzionale, uno sportello unico a disposizione dell’impresa che vuole evolvere la sua capacità di innovazione digitale.

Sulla base della specifica esigenza dell’azienda, possiamo attivare il partner più adatto: dal ricercatore universitario all’impresa che fornisce i suoi prodotti e servizi di mercato».

Qual è il ruolo di Smact Competence Center in relazione allo sviluppo delle tecnologie “leggere” della digital transformation?

«Ciascuno degli otto Competence Center italiani è specializzato in un campo specifico. Noi siamo concentrati sulla filiera del dato: dalla generazione del dato sul campo attraverso la sensoristica (la cosiddetta IoT o Internet delle cose), fino all’utilizzo del dato attraverso algoritmi avanzati di intelligenza artificiale. Sono tecnologie leggere perché si riferiscono ai bit. Esse sono molto in linea con la piccola e media impresa italiana».

Fulcro dello Smact Competence Center è lo “Smact Innovation Ecosystem”. In cosa consiste?

«Con 24 nuovi ingressi nel corso del 2023, sono 87 i partner aderenti allo SMACT Innovation Ecosystem, un programma di partnership che si articola su diversi livelli a integrazione crescente: Cloud, Edge e Core, più i due livelli dedicati a Startup e Ricerca. Di questo network fanno parte le università, le imprese cosiddette end user di tecnologie, come le aziende manifatturiere o dell’agroalimentare e, infine, le imprese che sviluppano tecnologie, i cosiddetti technology providers.

Si tratta di un ecosistema che facciamo vivere creando opportunità di sviluppo di nuove tecnologie, facendo collaborare tra di loro diverse entità a geometria variabile e anche attraverso opportunità di networking come lo SMACT Innovation Ecosystem Day, evento che organizziamo ogni sei mesi e durante il quale riflettiamo insieme a tutti i nostri partner sui temi tecnologici, sulle novità in tema di ricerca universitaria e sulle ultime innovazioni, per stimolare lo sviluppo di buone idee di evoluzione presso le imprese con cui collaboriamo.

Aderendo all’Ecosystem di SMACT, i partner possono usufruire di diversi benefici concreti tra i quali: contatti con tutte le università e centri di ricerca del Triveneto, accesso a corsi di formazione di primo livello a catalogo e ad academy aziendali, servizi di project management per la partecipazione a bandi di finanza agevolata, accesso a competenze specifiche in determinati ambiti verticali.

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Matteo Faggin

Inoltre, potranno anche esporre le loro soluzioni tecnologiche nelle Live Demo di SMACT, dimostratori 4.0 diffusi nei territori che permettono di vedere e toccare con mano il potenziale della digital transformation.

Le 5 Live Demo sono: quella di Bolzano dedicata all’interazione uomo-macchina nel manifatturiero, Rovereto centrata sull’integrazione macchina-macchina, Padova con le tecnologie digitali per l’agri-food, Verona con la robotizzazione in ambito vitivinicolo e, infine, il digital twin di prodotto e di processo nel Friuli-Venezia Giulia».

SMACT Competence Center per la prima volta è stato coordinatore del progetto di ricerca europeo “Teapots”. In cosa consiste?

«Il progetto ruota attorno al riutilizzo degli scarti della lavorazione agricola, i quali vengono usati per creare energia attraverso la pirolisi e in particolare per ottenere calore, freddo ed elettricità. Gli aspetti innovativi del progetto, finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe, riguardano la parte impiantistica e quella digitale: infatti è prevista l’analisi predittiva dei dati riguardanti la produzione di vegetazione.

Noi ci occupiamo di coordinare l’ampio consorzio del progetto, formato da 16 partner, tra cui imprese ed enti di ricerca europei, provenienti da Italia, Olanda, Portogallo, Grecia, Germania, Repubblica Ceca e Danimarca».

Quali sono le modalità attraverso le quali Smact Competence Center può agevolare i percorsi formativi destinati all’aumento delle competenze digitali dei dipendenti delle aziende italiane?

«Oltre alla attività di consulenza, in cui aiutiamo l’azienda ad avviare il percorso di digitalizzazione, ci occupiamo anche di far evolvere le competenze della forza lavoro aziendale. Lo facciamo con corsi a catalogo, molti dei quali fruibili anche online e dedicati a specifici reparti aziendali e anche attraverso vere e proprie academy aziendali, in cui, mettendoci all’ascolto dei bisogni dell’impresa, possiamo costruire percorsi formativi più lunghi.

Per fare un esempio, l’impresa ci può chiedere un approfondimento sulla cybersecurity per 100 suoi dipendenti oppure un percorso orizzontale in cui tutte le prime e seconde linee acquisiscano una conoscenza di base del potenziale del 4.0 nell’utilizzo dei dati.

Sono due estremi, ma noi siamo disponibili e attrezzati per affrontare entrambi e per costruire insieme alle aziende dei percorsi formativi ad hoc. SMACT ha a disposizione oltre 4 milioni di euro per erogare alle imprese servizi di formazione e consulenza all’interno di percorsi di innovazione, con “sconti in fattura” fino all’80 per cento.

Nei primi 6 mesi del 2023 il Competence Center ha attivato oltre 1 milione di euro di servizi a supporto di aziende che hanno iniziato il loro percorso di digital transformation: di queste attività sono stati cofinanziati quasi 550.000 €.

Nel dettaglio, le richieste delle aziende sono legate per il 15 per cento circa ad attività di formazione su tematiche digitali/tecnologiche e per il restante in servizi quali consulenza di innovazione, prototipazione e studi di fattibilità».

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Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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