• 03/03/2024

Tredici mostre da vedere in Veneto a Natale

 Tredici mostre da vedere in Veneto a Natale

Le baiser de l’Hotel de Ville – Robert Doisneau

Palazzi, musei e centri culturali del Veneto pronti ad accogliere opere d’arte di grande pregio, espressione del lavoro di immortali pittori, talentuosi fotografi e visionari curatori. Tredici  mostre da vedere in Veneto a Natale

“Da Monet a Matisse. French Moderns 1850–1950”, a Padova 

Sarà visitabile dal 16 dicembre 2023 al 12 maggio 2024 a Palazzo Zabarella la grande mostra sul modernismo francese, con 59 opere provenienti dalla collezione europea del Brooklyn Museum di New York.

È il secondo museo d’arte di New York e uno tra i più grandi degli Stati Uniti, pioniere tra le istituzioni di raccolta americane e riconosciuto come uno dei principali depositari del modernismo francese del nord America.

Tra i capolavori di pittura e scultura presenti ci sono opere di Morisot, Pierre Bonnard, William Bouguereau, Gustave Caillebotte, Paul Cézanne, Marc Chagall, Jean-Baptiste-Camille Corot, Gustave Courbet, Edgar Degas, Fernand Léger, Henri Matisse, Claude Monet, Berthe Morisot, Gabriele Münter, Pierre-Auguste Renoir, Odilon Redon, Yves Tanguy, Édouard Vuillard, Auguste Rodin e molti altri, per un totale di 45 maestri.

La mostra include esempi dei movimenti chiave del periodo – realismo, impressionismo, post-impressionismo, simbolismo, fauvismo, cubismo e surrealismo – emersi a Parigi e dintorni tra il 1850 e il 1950 e che divennero rapidamente parte del canone occidentale dominante.

Per altre informazioni consultare il sito ufficiale.

“American Beauty. Da Robert Capa a Banksy”, al Centro Culturale di Padova

Dal 13 settembre al 21 gennaio, al Centro Culturale Altinate San Gaetano, viene presentata una selezione di 130 opere fotografiche che raccontano luci e ombre degli Stati Uniti, ad opera di 120 artisti. Si parte dal bianco e nero, con maestri assoluti come Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Diane Arbus ed Elliott Erwitt, per passare alle immagini a colori di Steve McCurry, Vanessa Beecroft e Annie Leibovitz.
Il percorso accoglie creazioni dei maestri della Pop Art (James Rosenquist, Robert Indiana e Andy Warhol) e protagonisti della Street Art: Keith Haring, Mr. Brainwash, Obey e Banksy. Dalla celebre immagine di propaganda di Joe Rosenthal (che esaltava la vittoria americana di Iwo Jima sul Giappone nel 1945), fino alle rivolte anarchiche nei murales di Banksy.

L’inizio del percorso espositivo è dedicato al patriottismo statunitense, con immagini che immortalano centinaia di manifestazioni pubbliche o private.
La mostra continua con gli scatti relativi alla partecipazione degli USA alla Seconda guerra mondiale, fino alle più recenti esperienze in Afghanistan e Iran.
Un altro focus della mostra analizza i conflitti che si consumano tra le mura domestiche.

Artisti come Banksy e Paul Insect immortalano un’America scossa da guerriglie urbane e dall’utilizzo indiscriminato delle armi da fuoco, mentre Steve McCurry racconta l’11 settembre 2001. L’esposizione riserva anche spazio alla tematica più attuale nel dibattito sociale, ossia il Black Lives Matter.

“Robert Doisneau” al Palazzo della Gran Guardia di Verona

La mostra, in programma dal 15 novembre 2023 al 14 febbraio 2024, ripercorre la vicenda creativa del grande artista francese, attraverso 135 immagini in bianco e nero, tutte provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge, nell’immediata periferia sud di Parigi.

A Montrouge, Doisneau ha sviluppato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi. Dallo stesso atelier, oggi le sue due figlie contribuiscono alla diffusione e alla divulgazione della sua opera, accogliendo le continue richieste di musei, festival e case editrici.

Tra le opere in mostra non poteva mancare Le Baiser de l’Hôtel de Ville, Paris, 1950, immagine celebre e iconica, ritenuta tra le più riprodotte al mondo, nella quale una giovane coppia si bacia davanti al municipio di Parigi. Il celebre scatto non fu frutto del caso: Doisneau stava realizzando un servizio per la rivista americana Life e per questo chiese ai due giovani di posare per lui. 

Il percorso espositivo è arricchito dalla proiezione di estratti dal film di Clémentine Deroudille “Robert Doisneau. Le Révolté du merveilleux” e da un’intervista al curatore Gabriel Bauret.
La mostra è accompagnata dal catalogo “Robert Doisneau”, edito da Silvana Editoriale.

“Dorothea Lange. L’altra America”, al Museo Civico di Bassano del Grappa

La mostra, realizzata in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino, presenta l’opera della fotografa statunitense, autrice della celeberrima Migrant Mother. Circa 200 scatti ripercorrono la carriera di Lange, approfondendo in particolare la produzione degli anni ’30 e ’40 durante i quali la fotografa racconta, con il suo stile particolarissimo e incisivo, temi ancora oggi attualissimi quali la crisi climatica, le migrazioni, le discriminazioni che segnarono gli anni della Grande Depressione americana.

L’esposizione dedica allo scatto più iconico di Lange un approfondimento, con la sequenza dei cinque scatti eseguiti per trovare la foto perfetta, e le altre potenti immagini dei migranti realizzate in quell’accampamento.

La mostra, aperta fino al 4 febbraio 2024, permette di ripercorrere il periodo d’oro della carriera della fotografa dagli anni Trenta alla Seconda Guerra Mondiale, presentando anche scatti precedenti e successivi – quali la serie mai esposta prima in Italia dedicata ai campi di detenzione per i cittadini nippo-americani segregati a seguito dell’attacco a Pearl Harbor del 1941 – per dare conto della varietà e della profondità della sua ricerca, sempre tesa a restituire un sincero e partecipato ritratto del mondo che la circondava.

Giorgio de Chirico. Metafisica continua”, a Conegliano Veneto

La mostra, in programma fino al 25 febbraio 2024 a Palazzo Sarcinelli, anticipa le celebrazioni del centenario del Surrealismo (1924-2024), movimento di cui de Chirico fu eletto, a sua insaputa, capostipite dal fondatore André Breton. Per lui, come per altri surrealisti quali Max Ernst, René Magritte, Yves Tanguy e Salvador Dalì, la prima pittura metafisica (1910-1918) di de Chirico svolse un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo del movimento dall’inizio degli anni Venti in poi.

Ad essere proposte sono ben 71 opere dell’artista e tra esse un’importante selezione dei principali soggetti di de Chirico, tra cui i Manichini senza volto e i Trovatori, le Piazze d’Italia e le Torri, gli “Interni ferraresi”, i Trofei, i Gladiatori, gli Archeologi, i Soli accesi e spenti e i Bagnanti misteriosi (serie Mythologie del 1934).

Un ampio focus la mostra lo riserva alla stagione neometafisica (1965-1978 ca.) – di cui La Fondazione de Chirico possiede la più importante e completa collezione al mondo – in cui l’artista torna a elaborare i temi che popolavano le opere del primo periodo metafisico (1910-1918). Oltre a presentare i motivi più noti, i prestiti selezionati metteranno in evidenza la gamma di tecniche in cui si è cimentato il maestro: pittura, disegno, acquerello, scultura e litografia. 

“Futurismo di carta. Forme dell’avanguardia nei manifesti della Collezione Salce”, a Treviso

La grande miniera della Collezione Salce, la più importate e ampia raccolta di manifesti storici in Italia e una delle più rilevanti collezioni pubbliche del settore al mondo, svela una spettacolare sequenza di suoi tesori. Con il titolo il “Futurismo di carta”, si accenderanno i riflettori su un aspetto non ancora sufficientemente indagato delle multiformi espressioni della più vitale delle avanguardie italiane. L’indagine si svilupperà su due successivi momenti con altrettante mostre.

La prima, con la declinazione “Forme dell’avanguardia nei manifesti della Collezione Salce” sarà al Museo nazionale Collezione Salce (Complesso di San Gaetano) dal 28 ottobre 2023 all’11 febbraio 2024. A seguire, dal primo marzo al 30 giugno 2024, la seconda parte, contrassegnata dal sottotitolo “Immaginare l’universo con l’arte della pubblicità”.

«Che il Futurismo sia risultato pervasivo di ogni aspetto della quotidianità, editoria e grafica pubblicitaria comprese, è cosa ben conosciuta», ricorda la direttrice Elisabetta Pasqualin. «Proprio quest’ultima si rileva essere l’espressione che più si adatta al linguaggio futurista che trova in Fortunato Depero il massimo esponente: nel manifesto Il futurismo e l’arte pubblicitaria, del 1931, dichiara «l’arte dell’avvenire sarà potentemente pubblicitaria».

Tra gli altri artisti presenti in mostra si ricordano Mario Sironi, Marcello Dudovich, Federico Seneca, Marcello Nizzoli, Gino Boccasile, Nicolai Diulgheroff, Xanti Schawinsky, Giulio Cisari, Lucio Venna, Umberto di Lazzaro, Luigi Martinati.

“Marcel Duchamp e la seduzione della copia”, alla Collezione Peggy Guggenheim

Si tratta della prima, grande personale che il museo veneziano dedica a Marcel Duchamp, tra gli artisti più influenti e innovativi del Novecento, storico amico nonché consigliere della mecenate americana Peggy Guggenheim. 

Con una sessantina di opere realizzate tra il 1911 e il 1968, l’esposizione presenterà lavori iconici provenienti dalla Collezione Peggy Guggenheim, quali Nudo (schizzo), Giovane triste in treno (1911) e Scatola in una valigia (1935-1941), e da altre prestigiose istituzioni museali italiane e statunitensi, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Philadelphia Museum of Art, il Museum of Modern Art di New York, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York.

Ad affiancare questo prezioso nucleo di opere, una serie di lavori meno noti al grande pubblico appartenenti all’Estate dell’artista nonché a collezioni private. Molte opere esposte, la metà circa, provengono inoltre dall’eminente collezione veneziana di Attilio Codognato, lungimirante collezionista che fin dai primi anni ’70 si è interessato alla produzione dell’artista francese.

Riproducendo i suoi lavori con tecniche diverse, in dimensioni diverse ed edizioni limitate, Duchamp dimostra che alcuni duplicati e i loro originali offrono un analogo piacere estetico. È esattamente in questo modo che ridefinisce ciò che costituisce un’opera d’arte e, per estensione, l’identità dell’artista.

“Chronorama. Tesori fotografici del XX secolo”, a Palazzo Grassi

La mostra riunisce, attraverso quattrocento opere, i capolavori fotografici recentemente acquisiti dalla Pinault Collection e provenienti dagli archivi di Condé Nast, la casa editrice che pubblica le più grandi riviste di moda al mondo (Vogue, Vanity Fair, House & Garden, Glamour, GQ…)

Il XX secolo rivive in eventi, fenomeni sociali e personalità illustri che lo hanno segnato. Percorrendo il secolo dagli anni Dieci fino agli albori degli anni Ottanta, questa selezione presenta le opere di oltre centocinquanta artisti internazionali come Edward Steichen, Berenice Abbott, Cecil Beaton, Lee Miller, André Kertész, Horst P. Horst, Diane Arbus, Irving Penn, Helmut Newton, tra i fotografi, Eduardo Garcia Benito, Helen Dryden e George Wolfe Plank, tra gli illustratori.

Il nucleo di immagini storiche in mostra è posto in dialogo con “Chronorama Redux”, un progetto che propone uno sguardo contemporaneo sulle opere di “CHRONORAMA” attraverso i lavori di quattro artisti: Tarrah Krajnak, Eric N. Mack, Giulia Andreani e Daniel Spivakov.

Le opere saranno allestite in quattro spazi espositivi diversi di Palazzo Grassi a Venezia come interludi che irrompono nel percorso cronologico della mostra principale. Rinnovare lo sguardo, esplorare il rapporto con il tempo e le immagini, trasmettere testimonianze del passato: questi sono i principi della Pinault Collection, che si incarnano in questo primo progetto inedito attorno agli archivi leggendari di Condé Nast.

“Chagall. Il colore dei sogni”, al Centro Candiani di Mestre

Partendo dal Rabbino n. 2 o Rabbino di Vitebsk, 1914 – 1922, capolavoro conservato nelle raccolte di Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Moderna e acquisito dal Comune di Venezia alla Biennale del 1928, la mostra intende indagare il portato rivoluzionario dell’arte di Chagall come pittura del sogno e come trionfo della fantasia creatrice.

L’esposizione è concepita con i capolavori conservati a Ca’ Pesaro, cui sono affiancati in ciascuna sezione importanti e puntuali opere di Chagall provenienti da prestigiose collezioni internazionali. Grazie ai prestiti dell’Albertina di Vienna, del Musée National Marc Chagall di Nizza, del Museum of Fine Arts di Budapest e dell’Israel Museum di Gerusalemme, Chagall diventa un filo rosso che unisce opere ed artisti che hanno sentito la propria produzione in termini simili ai suoi, o che da lui hanno preso spunto per sviluppare la propria arte nelle più diverse direzioni.

Il viaggio fantastico di Chagall si svolge attraverso l’arte del ‘900 e si articola in 6 sezioni che prendono avvio da Il sogno simbolista, con la poesia onirica di Odilon Redon, Cesare Laurenti e Adolfo Wildt.

The Mistery Man”, nella Chiesa di San Domenico a Chioggia

La mostra internazionale “The Mystery Man”, sviluppata dalla ditta ArtiSplendore e dal curatore Alvaro Blanco, è il risultato di quindici anni di ricerche condotte dall’artista e curatore Alvaro Blanco. è un viaggio immersivo e unico per conoscere per la prima volta nella storia il volto e il corpo iperrealistico e tridimensionale del misterioso uomo della Sacra Sindone, mai realizzato da nessuno prima d’ora.

L’esposizione è un viaggio attraverso l’arte, la storia e la scienza, volto a ripercorrere gli ultimi istanti della vita di Cristo e delle particolari vicende legate alla Sindone. Sarà, infatti, possibile accedere anche all’interno di una sala immersiva, in cui cinquecento rappresentazioni di Gesù mostreranno l’evolversi dell’iconografia del Cristo attraverso i secoli, dall’era paleocristiana fino ad oggi.

Il percorso culmina nell’ultima sala che accoglie la scultura tridimensionale e iperrealistica del misterioso uomo della Sindone, realizzata su severi criteri scientifici e forensi, che riproduce fedelmente l’uomo che avrebbe potuto essere Gesù dopo la sua morte: realizzata in lattice e silicone e provvista di capelli naturali, l’opera rappresenta un uomo giacente totalmente nudo di circa 1.78 metri di altezza 75 kg di peso.

Inoltre, saranno esposti degli oggetti descritti dai racconti evangelici e diversi documenti storici e scientifici condotti sulla Sindone. Tra di essi figurano la riproduzione dei trenta denari di Giuda, una selezione di diverse lance romane riconducibili al periodo della Crocifissione e diverse iconografie che hanno rappresentato Cristo attraverso i secoli.

“Tina Modotti. L’opera”, Palazzo Roverella di Rovigo

Fino al 28 gennaio 2024, una estesa monografica composta da più di 200 immagini insieme a filmati e documenti, celebra il talento di Tina Modotti. Donna che non ammetteva barriere o limiti, Tina affrontò la vita con la grinta di pasionaria, forte di una bellezza che intrigava uomini e donne e di un talento che la condusse, dalla povera casa di via Pracchiuso 89 della natia Udine ad Hollywood, dove fu protagonista in tre film muti, e poi nella vivacità culturale di Città del Messico.

Ad introdurla alla fotografia fu il grande fotografo americano Edward Weston, di cui fu modella e assistente, arrivando a costruire un suo personale percorso tematico e stilistico. Tina Modotti sperimenta l’uso della macchina fotografica, spaziando dalle architetture alle nature morte, per poi dedicarsi anima e corpo a raccontare la vita, il lavoro, la quotidianità dei ceti popolari, contadini e operai, cui lei sentiva di appartenere.

L’esposizione documenta l’intera opera della Modotti facendo perno sulla ricostruzione dell’unica mostra da lei direttamente realizzata a Città del Messico, nel 1929, dove furono esposte una sessantina di opere oltre 40 delle quali saranno presenti in mostra.

Il Conte e il Cardinale. I capolavori della Collezione Silvestri”, Palazzo Roncale di Rovigo

L’esposizione, aperta a Palazzo Roncale fino al 10 marzo 2024, si propone di portare nuova luce alla singolare vicenda che occorse all’imponente collezione d’arte appartenuta al casato de Silvestri. Nel 1877, i due ultimi eredi – il nobiluomo Gerolamo e il fratello cardinale Pietro – legarono la quadreria di famiglia, per metà al Seminario Vescovile, e per l’altra metà al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi. Senza però stabilire cosa dovesse pervenire a chi.

Un lascito che provocò una contesa al rovescio, dato che entrambi i co-beneficiari lottarono per “scaricare” all’altro il possesso della Collezione, considerandola troppo ingombrante e per nulla interessante. Il Seminario acquisì volentieri la collezione archeologica che i de Silvestri avevano lasciato insieme alla quadreria, mentre auspicarono che a farsi carico di quest’ultima fosse l’Accademia dei Concordi. Rifiutare il lascito non si poteva, così, dopo lunghe diatribe, le opere con un numero di inventario pari andarono al Seminario Vescovile, quelle dispari all’Accademia.

A quasi 150 anni dalla donazione, si analizzerà e documenterà questo patrimonio in gran parte finito nei depositi. Al termine di questa ricerca, immagini e schede scientifiche dell’intera collezione saranno rese disponibili on line. Un altro progetto riguarda la messa on line dell’intera Bibbia Istoriata Padovana, manoscritto miniato oggi suddiviso tra Rovigo e la British Library di Londra.

veneto economy - Tredici mostre da vedere in Veneto a Natale
Quinzio da Murano – Santa Lucia e storie della sua vita – Collezione Silvestri

“Riflessioni d’acqua, impressioni di roccia. Tre secoli di pittura: ‘700-‘800-‘900”, a Belluno

Il Palazzo delle Contesse di Mel (Borgo Valbelluna) è pronto a ospitare un percorso espositivo che saprà condurre lo spettatore alla scoperta di artisti che da un elemento primario come l’acqua, ma anche dal suo contrario – la roccia – , hanno tratto infinite e suggestive ispirazioni.
Organizzata dall’Associazione Culturale ArtDolomites APS, la mostra gode del Patrocinio della Provincia di Belluno e della Regione del Veneto e si inserisce in un progetto di più ampio respiro che ha come primo patrocinatore e sostenitore il Comune di Borgo Valbelluna.

L’obiettivo è sensibilizzare i cittadini sul valore e la tutela dell’acqua dolce, un bene che sta diventando sempre più prezioso e indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo.

L’esposizione conta una quarantina di opere – alcune finora mai esposte – e si svilupperà in quattro sezioni cronologiche: il Settecento, con vedute di Venezia e della laguna di Francesco Guardi e lavori, tra gli altri, di CarlevarijsRicciZais e Bellotto; l’Ottocento, con Guglielmo Ciardi e i figli Beppe ed EmmaBezziFragiacomoMorbelliNaniTito. Il Novecento si articola a sua volta in due sezioni: in Arte Moderna si potranno ammirare le opere di MoggioliRossiSemeghiniDe PisisSironiDe ChiricoCarràGuidi e Music, mentre nell’ultima parte dedicata all’Arte Contemporanea ritroveremo anche opere di VedovaTancrediMorandisLicataGuccioneSchifanoGiraldiJenkinsSalvo.

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Migrant Mother – Dorothea Lange

 

 

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Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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