• 03/03/2024

Veneto, 66mila imprenditori sono immigrati

 Veneto, 66mila imprenditori sono immigrati

Con Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Leone Moressa, abbiamo parlato del Veneto e dei suoi 66mila imprenditori immigrati

In Veneto sono 66mila gli imprenditori nati all’estero, circa il 10 per cento del totale, un dato in crescita come registrato dal tredicesimo Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione presentato dalla Fondazione Leone Moressa, istituto di studi e ricerche specializzato nello studio delle fenomenologie e delle problematiche relative alla presenza straniera sul territorio.

Edilizia, ristorazione, commercio e servizi sono i settori dove si è registrato un aumento più incisivo, soprattutto nella provincia di Verona, settori che coinvolgono in particolare imprenditori immigrati dalla Cina e dalla Romania; mentre i Paesi con il maggior numero di imprese guidate da donne sono Russia, Polonia e Ucraina.

Il Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione è un documento prezioso ricco di informazioni e previsioni, per leggere in maniera più accurata i dati abbiamo chiesto aiuto a Chiara Tronchin, ricercatrice della Fondazione Leone Moressa.

Il 70 per cento degli imprenditori immigrati si occupa oggi di Commercio, Servizi e Costruzioni settori dove gli imprenditori italiani lamentano mancanza di mano d’opera: questi due fenomeni sono in correlazione o indipendenti l’uno dall’altro?

«Si tratta di settori in cui si registra una maggiore presenza di occupazione straniera sia dipendente che indipendente. Quindi per tipologia di settore o mansioni appaiono più attrattivi per gli occupati stranieri.

Bisogna tenere presente che, quando si parla di imprenditori stranieri, nella maggior parte dei casi non si tratta di imprese strutturate, ma di piccole realtà a volte legate alle problematiche del permesso di soggiorno o alla necessità di lavorare. Altre volte sono la naturale evoluzione dell’operaio che imparato il mestiere cresce e inizia l’avventura imprenditoriale.

Per questo oltre al numero, andrebbe in realtà evidenziata anche la dimensione delle imprese: tra le imprese sono infatti inclusi anche lavoratori autonomi e partite iva, nonché microimprese e imprese senza dipendenti, casi particolarmente diffusi tra gli immigrati.

Su 100 imprenditori stranieri 29 sono donne, se prendiamo in considerazione le imprenditrici donne italiane la percentuale si abbassa al 27 per cento, una differenza notevole: a suo avviso quali sono le principali cause (o necessità) che stanno alla base di questo dato?

«La presenza femminile tra gli imprenditori in Veneto si attesta al 27,4 per cento tra i nati in Italia e al 29,3 per cento tra tutti i nati all’estero. In realtà, la differenza percentuale tra italiane e non è molto accentuata.

Ma se analizziamo i diversi paesi di nascita si vede che aumenta la propensione all’imprenditoria tra i Paesi dell’Est Europa, superando il 60 per cento per le nate in Russia, Polonia e Ucraina. Mentre crolla per le nate in Bangladesh (16,0 per cento) e Marocco (12,6 per cento). È evidente che anche il fattore culturale incide sulla propensione imprenditoriale».

Incidenza imprenditrici donne in Veneto per Paese di nascita, dati 30.09.2023

 

VENETO ECONOMY - Veneto, 66mila imprenditori sono immigrati

Il nuovo Decreto flussi prevede 574mila ingressi per lavoro in quattro anni (122mila previsti dal Decreto Flussi 2022 e 452 mila dal Decreto 2023-2025): nei prossimi anni in quali settori vedremo il maggior impiego di lavoratori stranieri in Italia?

«I decreti flussi riguardano solo in minima parte gli imprenditori, gli ingressi per lavoro autonomo sono solo l’1 per cento del totale ingressi. Si tratta, quindi, di ingressi per lavoro subordinato e nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori stagionali impiegati nel turismo e nell’agricoltura».

 SERIE STORICA DECRETO FLUSSI

 

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In Europa, i Paesi con più immigrati per lavoro sono Polonia, Spagna e Germania: perché l’Italia non risulta essere meta attrattiva e cosa possiamo fare per incentivare questo fenomeno?

«La situazione attrattiva migratoria dell’Italia è collegata anche alla gestione dei decreti flussi. Ricordo che il decreto flussi dal 1998 è il principale strumento di pianificazione degli ingressi di immigrati per motivi di lavoro, stabilisce le quote di ingresso per lavoro.

Nel decreto vengono previste quote di ingresso distinte per i lavoratori stagionali, i lavoratori autonomi e i lavoratori subordinati non stagionali. Questo meccanismo è stato introdotto nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano con lo scopo di programmare i flussi migratori e contrastare l’immigrazione clandestina.

Con la crisi finanziaria (2008), gli ingressi programmati si sono drasticamente ridotti, arrivando a poche migliaia di lavoratori stagionali. Quindi per riuscire ad entrare in Italia si sono utilizzate altre vie (ricongiungimenti familiari).

L’emergenza economica causata dalla pandemia ha portato alla richiesta di nuova manodopera e per questo sono aumentati i numeri dei decreti flussi, nei prossimi anni aumenteranno anche per gli l’Italia gli ingressi per lavoro».

Serie storica della composizione dei  Permessi di soggiorno rilasciati in Italia per motivo del  permesso

VENETO ECONOMY - Veneto, 66mila imprenditori sono immigrati
Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Eurostat

Il problema è che l’Italia attrae soprattutto manodopera non qualificata, inserita nei lavori stagionali e manuali. Anche in presenza di lavoratori qualificati, in molti casi essi vengono inseriti in mansioni di basso livello (“overqualification”). La situazione non cambia nemmeno per i lavoratori presenti da oltre 20 anni nel nostro Paese. Si crea un’immobilità sociale che limita le opportunità di integrazione e determina uno spreco di talenti.

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Anna Fogarolo

Copywriter, scrittrice, esperta comunicazione digitale

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